Press - Reviews
26th May 2008
Zoom Code review, Zware Metalen

Thanatoschizo
Zoom Code
CD, My Kingdom Music, 2008


Di quella che fu una doom death metal band atmosferica abbastanza corposa con riferimenti alla scena estrema ed una venatura varia di black, death, doom, thrash metal e progressive rock (e prima ancora solo death metal band con il nome di Thanatos) resta solo il lontano ricordo e qualche sprazzo rude qua e là, la nuova veste dei portoghesi ThanatoSchizO è prettamente rivolta ad un pubblico ampio, a chi ama le sonorità rotonde ed abbellite, se ho ben capito destinato alle masse incolte del gothic metal emozionale tanto in voga oggi giorno oppure ai più raffinati padiglioni auricolari dei cultori del death evoluto.
A prescindere da tutto ciò voglio trattare il disco sotto un aspetto meno personale e più obiettivo, quindi parliamo di una quarta release ufficiale all'altezza delle aspettative, un album limpido dai suoni bilanciati a dovere, con una cristallina luce concentrica che si dirama nei 48 minuti ed oltre per ammaliare e coinvolgere l'ascoltatore con mille sfumature ed una suadente vocalist femminile in più, altro innesto nella band (ingresso risalente al disco "Schizo level").
Questo album è concepito per essere un'opera di svolta, una sterzata più commerciale perché no, ma che continua ad essere ancorata ad una attitudine metal se vogliamo immersa in atmosfere progressive dal riffing accattivante e distorto quanto basta, con angoli in cui trova spazio anche una rivisitazione moderna di concetti e sonorità folk e di world music e substrati gothicheggianti che strizzano l'occhio a progetti più evoluti ed in voga del momento e del recente passato nei fasti e nel successo (Katatonia, Dream Theater, Opeth, Lacuna Coil, Paradise Lost, The Gathering, Amorphis, To Die For, Orphaned Land, Moonspell, Porcupine Tree, King Crimson, Pain of Salvation, Aghora, Anathema, etc, con altre radical chic band che non sto ad enunciare) sonorità rockeggianti, strutture maestose al confine con il power metal ed altre erudite nel prog, il tutto supportato da un lavoro massiccio di tastiere e samples che si ispirano a qualche suono di violino triste Lusitano, fisarmonica e qualche altro strumento a fiato.
Un disco attuale quindi ma non semplice e diretto come molti che il mainstream ci propone, piuttosto un excursus nella musica energica e scoppiettante dove tutto sembra al suo posto e dove le prestazioni personali degli strumentisti sono al cospetto unico di un sound ammaliante e sopraffino a volte leggermente malinconico altre potente e sensuale, il tutto compresso magari nella durata di un unico brano da 4/5 minuti, del resto come non dimenticare che la band proviene da una esperienza decennale e che in Portogallo è una delle più acclamate della scena nazionale seppure non con il successo dei conterranei Moonspell ?
Così che in brani come "Pleasure Pursuit", dal mood molto diretto e semplice, si sente la vena sintetica e l'altra catchy gohic metal che tanto è cara a band evolute dal doom e cadute nel pop eroico o quasi synth oriented, mentre è in brani più diretti quali "Nothing As it Seems" che si evince la vena profonda delle note dei ThanatoSchizO ed il loro background di tutto rispetto specialmente quando si riaffacciano e lanciano in un rincorrersi di sezioni ritmiche taglienti e dall'andatura death metal dove la voce growl di Paulo fa da contro-altare a quella soave ma palesemente lineare di Patrícia; meno interessanti sono le inserzioni avantguardistiche che denotano una voglia di strafare che proprio per il momento non gli si addice (in futuro chissà, con l'esperienza maggiore magari...), si ha la sensazione che non sia propriamente il mestiere dei sei musicisti (senti "Awareness").
Il disco appare dinamico nella sua fissità, non è semplice da analizzare perché i ThanatoSchizO ci mettono tanto dentro, forse troppo ma tutto bene arrangiato, e le tracce più convincenti del lotto restano la opener "Thick 'n' Blurry" dove fa capolino anche la voce pulita maschile (non male direi) in un trip energico e la seconda "L." molto coinvolgente e corrosiva ma al contempo aperta a soluzioni ad ampio respiro, anche la successiva "Hereafter Path" modellata su sonorità orientaleggianti con l'aggiunta di echi folkloristici ma fiera ed imponente con il suo disinvolto assetto.
Anche "(Un)bearable Certainty" è carina ma non convince al 100% per la somiglianza troppo vicina ad un modo di fare alternative metal che sa di gia sentito seppure impreziosita dal costante apporto dei sintetizzatori che offrono una connotazione diversa quasi 90ntiana.
La più bella canzone è "Pleasure Pursuit" dove si risentono gli intrecci progressive e le vocals convincono ancora di più, la peculiarità di questa song è di certo la orecchiabilità ma come prima accennavo anche "Last of the Few" non scherza così come "Pale Blue Perishes" che mi ricorda un pochino certe cose degli Amorphis e simili e dove la voce femminile mi convince davvero appieno così come non succede nel resto del disco, e forse proprio su questa strada i nostri dovrebbero insistere.
Nella parte finale del disco c'è un leggero spegnimento generale comunque che si riattiva in song come "Pervasive Healing" che mi pare un buon incontro/scontro tra venature thrashy Metallica oriented e grunge Seattleiano con una impostazione che si può anche definire power rock in alcuni momenti.
Il disco è consigliato a tutti coloro che non amano acquistare valanghe di dischi, perché questo in un solo botto ne racchiude tanti con diversi stili e sonorità, il tutto arrangiato e concepito con gusto e raziocinio. un altro motivo di acquisto può essere la presenza, come spesso accade nei loro dischi dei 'featuring' come in questo di Zweizz dei norvegesi Fleurety. Alla prossima ragazzi, spero con un disco ancora più inquadrabile: avanti così…

Brani suggeriti: 'L.', 'Pleasure Pursuit', 'Last of the Few', "Pale Blue Perishes" [4/7]

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