Press - Reviews
05th June 2008
Zoom Code review, Shapeless Zine

ThanatoSchizO
Zoom Code
CD, My Kingdom Music, 2008


I Thanatoschizo ormai possono essere considerati una realtà ben solida della scena portoghese, avendo già alla spalle una carriera decennale e ben quattro album all'attivo. Questo "Zoom Code", infatti, segna l'arrivo del gruppo alla nostrana My Kingdom Music, dopo la pubblicazione di "Schizo Level" (2001), "InsomniousNightLift" (2003) e "Turbulence" (2004).
Il nuovo lavoro vede questo interessante sestetto cimentarsi in uno stile estremamente personale e sfaccettato, che si avvia verso una direzione fumosa e difficilmente inquadrabile. Per cercare di darvi un'idea di cosa potreste aspettarvi tra i solchi di "Zoom Code" potremmo parlare di un avantgarde-metal che parte da una base death metal con influenze progressive, si attarda su sonorità nordeuropee, accarezza la tradizione gothic del Regno Unito e poi si lascia punteggiare da lampi solitari di world music. Niente male, no?
Sì, di fronte ad un curriculum del genere c'è poco da lamentarsi, bisognerebbe prendere e fiondarsi subito in negozio a comprarlo; eppure bisogna stare sempre attenti perché queste architetture sonore possono essere incredibilmente affascinanti ma, talvolta, delicate come un castello di carte che cade al primo alito di vento.
Bene, il lavoro dei Thanatoschizo in generale regge e appare solido, eppure non riesce ancora a convincere a fondo. Da un parte questo miscuglio di generi funziona, perché le composizioni non sembrano campate in aria e barcollanti, al contrario si traducono in uno stile difficile da descrivere ma unitario. Insomma, si vede che questi ragazzi non sono al debutto e hanno già una bella esperienza alle spalle. Allo stesso tempo, però, i Thanatoschizo inciampano in un tranello che, purtroppo, sa essere insidioso: le composizioni di "Zoom Code" sono una sorta di bombardamento sonoro che stordisce per i suoi molteplici colori, tanto che, in più di un'occasione la musica sembra perdere di vista un po' l'aspetto emotivo in favore di quello formale.
Pur trattandosi di un lavoro molto compatto, quindi, il risultato finale sembra essere un po' altalenante: si parte un po' in sordina con "Thick 'n' Blurry", che forse non è la scelta più azzeccata come brano di apertura, ma poi subito arriva "L." e qui non possono che scattare gli applausi: il brano è un gioiellino che bilancia alla perfezione tutte le influenze citate e, in più, viene impreziosito dal lavoro di Timb Harris (Estradasphere) al violino, che compare come ospite. Il risultato è ottimo e mi auguro proprio che la band prenda in considerazione l'idea di inserire questo strumento in organico dal prossimo album.
"Hereafter Path" continua a tenere alto il livello dell'album con le sue influenze vicine agli Amorphis e la sua struttura dinamica, così come anche "(Un)Bearable Certainty", più melodica e leggera nell'incipit ma ancora possente sul finale.
A questo punto, però, le emozioni calano un po' per colpa di una parte centrale non proprio eccezionale che comprende "Pleasure Pursuit", "Last Of The Few" e "Pervasive Healing" e che, fortunatamente, viene controbilanciata da un altro paio di brani di buona fattura come "Nothing As It Seems" e soprattutto "Pale Blue Perishes" che gioca la carta della linearità con un vago sentore di Opeth, soprattutto nel riffing di chitarra.
Che dire, quindi? A mio parere questo "Zoom Code" è un buon album: non potrà essere considerato un capolavoro ma ha il pregio di tentare una via personale e innovativa. Se non amate le proposte difficili e un po' schizzate allora è meglio che non vi avviciniate alla musica di questi portoghesi, ma se l'idea di un album come questo vi intriga allora vi assicuro che lo ascolterete molte volte e con attenzione prima di riuscire a formulare un giudizio completo sulla loro musica. Per me questo è un pregio e quindi ben vengano band come i Thanatoschizo. [7/10]

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